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Il perchè di una scelta

Cari amici,
volevo sottoporvi alcune riflessioni rispetto alla mia candidatura, sollecitato dal momento politico e parlamentare attuale (ronde, respingimento degli stranieri, rischio di svolta autoritaria…) e da questo inizio di campagna elettorale che per me è una grande novità e per chiarire meglio lo slogan che ho scelto “ Con la Speranza del sogno… nella Fedeltà dell’ impegno”

Dovremmo a mio giudizio come democratici contrapporre all’ attuale modo di fare e soprattutto pensare la politica una diversa concezione che per brevità chiamerò personalista (pur senza riferirmi a una corrente filosofica particolare). In essa è centrale la relazione, il legame sociale (persona come «relazione sussistente»), perciò il rapporto io-altro, e l’idea fondamentale che l’io viene a se stesso soltanto nel rapporto con l’altro. Questa visione conta sulla politica come attività sintetica (o meglio: che persegue sintesi sempre provvisorie fra valori e interessi), sa che la democrazia è presa di parola che crea uno spazio comune, e perciò richiede la partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni che riguardano la res-publica, cioè richiede cittadinanza attiva. Questa visione democratica sa in definitiva che non esistono vie di fuga individuali e si propone di coltivare la felicità di ognuno solo nella ricerca della felicità comune. D’altro lato la responsabilità per l’interesse comune si declina certamente a partire da un patrimonio etico. Non si tratta affatto di celare o mimetizzare i propri punti di partenza. Si tratta però, a partire da essi, di lavorare per enucleare – nel dialogo fra le diverse posizioni culturali, ideologiche, politiche in gioco in un Partito plurale – quei «punti comuni di ragione» (espressione di Lazzati), che rappresentino, nel concreto storico, il massimo di avanzamento umano possibile, ovvero che diano espressione effettiva al comune bene.

In questo senso chi vuol essere un nuovo membro di un nuovo partito non è colui che dichiara e/o richiama i propri valori, segnalando la loro distanza da una società che non li conosce o li rifiuta, e, al più, opera mediazioni per rendere meno negative leggi giudicate globalmente ingiuste. Questo approccio può naturalmente essere necessario in certe occasioni, ma non può esaurire l’idea di responsabilità politica e di costruzione del partito democratico. E’ per questo che credo nella necessità di un partito che sappia compiere queste scelte e soprattutto le sappia comunicare. Si può, anzi si deve, partire da un livello di base quartieri – comuni a trasmettere nell’ impegno feriale di stare con la gente con il metodo semplice ma , purtroppo fuori uso, dell’ ascolto e della proposta condivisa, specie in una città dove il motto Bartaliano “ l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare” pare essere sempre all’ ordine del giorno.
“La nostra città ed il nostro Quartiere 5 hanno bisogno di proposte civili, che non alimentino gli smarrimenti e le distanze, ma che ricuciano il tessuto; se la scelta è solo o principalmente quella di mettere in mostra potenza individuale facciamo una scelta non personalista, ma individualista: un partito come il PD deve differenziarsi soprattutto per la scelta di atteggiamenti che tengono come bussola di orientamento persona e comunità; ad esempio ci sono modi diversi per risolvere problemi angosciosi come la sicurezza, per via repressiva o isolazionistica, fino anche militare, o per via di animazione del territorio e della creazione di luoghi di incontro.

Concludendo bisogna vivere il ricordo delle nostre radici con la logica della diaspora (impegno, responsabilità, dialogo) e non con quella dell’esilio e del rimpianto per costruire insieme porzioni di città solidali ed a misura d’ uomo è questa la responsabilità che sento in questo momento.

Cristiano Balli

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