E’ meglio un GRANDE SINDACO o un SINDACO GRANDE?
Un bravo politico non è detto che sia anche un bravo amministratore. Un buon amministratore non è scontato che sia anche un bravo politico.Una cosa è la politica, altro è il saper amministrare. Ritengo che le scelte politiche in senso ampio non debbano spettare a singoli amministratori sia pur illuminati. E’ compito del partito raccogliere le idee, studiare le soluzioni e fare sintesi delle diversità. E’ per questo motivo che è nato il Partito Democratico: per valorizzare ciò che unisce, per portare a sintesi condivise ciò che invece potrebbe dividere. Anche a livello amministrativo. Spetta al partito riflettere e decidere sull’aeroporto, sulla bretella di Barberino, sulla tramvia ecc.. Il bravo amministratore dovrebbe attuare ciò che “insieme” si decide. I personalismi possono tornare utili sul momento perché spesso il decisionismo paga, ma alla lunga si logorano i rapporti fra le persone e si rendono inutili gli strumenti di democrazia partecipativa.
Occorre però notare come l’attuale legge elettorale abbia creato delle grosse anomalie nella correttezza della rappresentanza e tutto sommato nella “democrazia interna” dei partiti. Il consiglio comunale, vero organo di democrazia rappresentativa, non ha spesso incidenza sulle scelte dell’esecutivo. Infatti il sindaco (o il presidente della provincia) ha in mano molto del potere esecutivo dell’amministrazione. Nomina gli assessori e impone le sue decisioni senza che la legge lo obblighi a passaggi intermedi in consiglio o in qualche altro organo di controllo.
Si aggiunga il fatto che i partiti stanno sempre di più diventando (forse anche a causa della legge elettorale) centri di potere e di gestione “politica” del consenso. Hanno perso la vocazione a essere “palestra di idee”. Insomma, hanno smesso di elaborare e proporre soluzioni ai problemi. La politica al servizio dei cittadini spesso non è più al centro dell’agire quotidiano. L’ordinario diventa la gestione delle poltrone delle partecipate o l’appoggiare questo o quel gruppo di pressione. La politica ha smesso di essere luogo di discernimento e di decisione, per diventare ricerca a tutti i costi del consenso anche a rischio di demagogia e populismo. Succede allora che il sindaco, nella sua splendida solitudine decida, decida, decida e decida.Essere decisionista diventa allora sinonimo di bravo amministratore. La giustificazione degli errori viene sempre mascherata dalla frase: si poteva fare di più, ma intanto questo si è fatto…
Così i partiti, che hanno smesso di essere laboratorio di idee, non hanno più la capacità di imporsi sul “bravo-amministratore-che-decide”. Sempre più speeo le idee del Sindaco diventano le idee del partito. E’ molto più semplice, comodo e veloce. Infatti è nato quello che molti chiamano IL PARTITO DEI SINDACI. Se la politica è incapace di dare risposte ai problemi concreti della gente, si teorizza il presidente del consiglio come “Sindaco d’Italia.